Corrado Bevilacqua, Beati gli ultimi

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“Ho provato un turbamento profondo: è stato questo lo stato d’animo con cui ho appreso la notizia della decisione del Pontefice. Un evento di portata talmente eccezionale che non può non suscitare incredulità e sbigottimento. Penso che la dimensione universale di siffatti sentimenti – come d’altra parte universale è la Chiesa – deve aver avuto un peso enorme per il Papa nel maturare una decisione certamente sofferta, ma scelta con estrema consapevolezza nella solitudine della sua coscienza. Forse un dono straordinario per l’umanità tutta, forse un atto di coraggio estremo legato a un altissimo senso di responsabilità. È una decisione di fronte alla quale dobbiamo solo chinare il capo in segno di rispetto, per il Pastore e per l’Uomo e, per quanto è ancora possibile in questo nostro tempo, in silenzio. Con il diletto Sant’Agostino forse vuole ricordarci che «è nell’interno dell’Uomo che abita la verità”.

Così s’è espresso il presidente emerito della repubblica Carlo Azeglio Ciampi in merito alla decisione di papa Benedetto XVI di rassegnare le dimissioni da papa. E’ accaduto altre due volte nella storia della Chesa cattolica che un papa abbia deciso di dimettersi. Famoso, per le sue esternazioni dantesche, fu il caso di papa Celestino V, il papa che, come scrisse Dante, per gran viltà fece il gran rifiuto, spianando la strada a Bonifacio VIII, che Dante aveva posto nell’Inferno ancor prima che fosse morto.

Dante era fatto così. Nemmeno un papa poteva sottrarsi alla sua velenosa critica. Nello stesso tempo, era generoso nell’ammirazione. Chi da ragazzo, leggendo a scuola il passo di Farinata degli Uberti, non avvertì un brivido corrergli per la schiena leggendo i versi nei quali Dante elogiava un uomo che nemmeno le pene dell’inferno erano riuscite a domare.

Personalmente, alla ricostruzione dantesca degli eventi che avevano portato Celestino V a compiere il gran rifiuto, preferisco la ricostruzione di quegli stessi eventi fatta da Ignazio Silone in Le avventure di un povero cristiano; In entrambi i casi, la figura di Celestino V ha comunque poco in comune con quella di papa Ratzinger.

Papa Ratzinger non ha compiuto il suo gesto per viltà o per inadeguatezza intellettuale. Ha compiuto il suo gesto come espressione estrema della profonda risi in cui versa la Chiesa;cattolica: una crisi che, malgrado tutto il suo sapere teologico, il papa ha apertamente dichiarato di non riuscire a dominare. ll motivo è semplice.

Gesù di Nazareth non affidò a Pietro il compito di costruire un impero delle anime, ma gli affidò il compito di diffondere nel mondo la buona novella. Dio aveva rinnovato la sua alleanza con l’umanità. Per l’uomo s’erano aperte le porte del Paradiso. Per farlo, Dio aveva sacrificato il proprio figlio il quale aveva dovuto sopportare lo scandalo della croce.

Il messaggio di Gesù agli uomini è contenuto nel discorso delle beatitudini, il punto più elevato della spiritualità cristiana. La lettura di quel discorso, mi fa sempre venie in mente ciò che Bertolt Brecht scrisse del comunismo: è così semplice che anche un ignorante lo capisce.. E’ tempo che lo capiscano anche i nomenklaturisti del Vaticano.

Corrado Bevilacqua, Beati gli ultimiultima modifica: 2013-02-15T19:23:21+00:00da mangano1
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