visitando la terra di Cesare Pavese di Patrizia Gioia

  visitando la terra di  Cesare Pavese    di Patrizia Gioia

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Corre la strada, bianca, lunga,
fin verso la casa dove era nato e si era sognato Poeta.
 
E’ proprio così la faccia che mi ha accolto ieri davanti alla sua casa, due occhi dentro l’altrui sguardo, una bocca grande, fatta per baciare perché le parole non bastano e si possono solo scrivere.
“Ho imparato a scrivere, ma non ho imparato a vivere” , scriveva Cesare Pavese,
che ha il viso di pietra scolpita, sangue di terra dura…
tutto accogli e scruti e respingi da te come il mare.
Nel cuore hai silenzio, hai parole inghiottite…
Per te l’alba è silenzio
e anche se queste  sue parole sono scritte per altri o altre, come non riconoscerlo e nello stesso tempo confonderlo con la sua terra e i suoi contadini, uomini pesanti dagli occhi umidi come caverne e buoni come animali domestici; i capelli, rami di robinia e gelso, irti e fitti, filo di ferro pronto a sostenere viti e cappelli di lana.
Non poteva che nascere a settembre Pavese, quando il sole smette di bruciare e l’ombra si fa rimorso.
 
E’ solo visitando la loro terra che puoi comprendere gli uomini e la loro scrittura, orma che lasciano per informarci di quello che vivono e che ci invitano a vivere, appoggiando l’orecchio alla terra che pulsa come cuore con ogni cuore.
La scrittura di Pavese nasce dalla strada bianca e lunga, dalla speranza e dal nulla, ruggine del silenzio che cola dai cancelli imbiancati di nebbia, dai filari di vite che assomigliano a tombe di militari di guerre mai iniziate né finite.
 
Sei la cantina chiusa, dal battuto di terra,
dov’è entrato una volta ch’era scalzo
 il bambino, e ci ripensa sempre..
 
La sua terra, come la sua faccia non dice parole, ti ci devi perdere dentro per trovare il succo che ubriaca, l’attesa di cui entrambi parlano non sarà mai la tua, nemmeno se arrivi col piroscafo dall’oceano, nemmeno se hai capelli biondi come rosa, è una lingua, la loro, incatenata dalla natura, una natura che non ha posto per alcuna grazia .
 
Sarà dolce tacere .
Un acceso silenzio brucerà la campagna come i falò la sera.
 
Patrizia Gioia
“i semi della gioia”
2 gennaio 2013 
 
 

visitando la terra di Cesare Pavese di Patrizia Gioiaultima modifica: 2013-01-03T15:57:57+00:00da mangano1
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